Archivi categoria: PoesiaAmore

Nenia sull’Amore (H. M.  Enzensbergher)

NENIA SULL’AMORE

Questa forma pelosa disegnata

Sulla parete del gabinetto

Chi indovinerebbe guardandola

Le canzoni, le lacrime

I temporali di piacere

Le mille e una notte

In cui il sesso degli uomini

Come una fosforescenza marina

Si è consumato

Abbandonato

E dimenticato.

Dei generati

E ingenerati

Nient’altro qui testimonia

Quanto questa forma pelosa

Incisa sulla parete

Carbonizzata di un gabinetto.

 

Hans  M.  Enzensbergher

 

Notte di Dicembre (H. Lawrence)

NOTTE DI DICEMBRE

Togliti la mantella, il cappello

E le scarpe, e fermati al mio focolare

Dove nessuna donna si è mai seduta.

 

Ho acceso il fuoco più vivido; lasciamo

Tutto il resto nel buio, e sediamo

Accanto alla luce della fiamma.

 

Il vino è caldo sul focolare;

riflessi vanno e vengono.

Riscalderò la tua pelle con i baci

Affinché risplenda.

 

H. Lawrence

 

Vicolo ultimo (E. Evtuschenco)

VICOLO ULTIMO

Vicolo ultimo, effettivamente.

Qui, in una casa scaduta a bettola,

con una donna faccio il sapiente

e mi rimbecillisco sempre di più.

 

A che pro essere poeta per sbattersi

Con una borghesuccia su un solido baule?

E io come un ridicolo bifolco

Capitato qui in scarpe di vernice.

 

In questa stanza piena di fronzoli,

la poesia non la salvi a letto.

Vicolo Ultimo, numero tredici.

Più avanti non c’è più strada.

 

Evgenij  Evtuschenco

 

Viaggi (J. Prévert)

VIAGGI

 

Anch’io

Come i pittori

Ho le mie modelle

 

Un giorno

Ed è già ieri

Dalla piattaforma di un autobus

Guardavo le donne

Scendere per via Amsterdam

D’improvviso attraverso il vetro del tram

Ne scoprii una

Che non avevo visto salire

Seduta e sola pareva sorridere

E subito mi piacque moltissimo

Ma subito

M’accorsi che era mia moglie

Ne fui felice.

Jacques Prèvert

 

Quanto succede in un giorno (P. Neruda)

QUANTO SUCCEDE IN UN GIORNO

 

Tra un giorno ci rivedremo.

Ma in un giorno crescono cose,

si vende uva sulla strada,

cambia la pelle dei pomodori,

la ragazza che ti piaceva

non è più tornata in ufficio.

Di colpo hanno cambiato il postino.

Le lettere non sono più le stesse.

Ci sono varie altre foglie:

ora quest’albero è più ricco.

Chi avrebbe detto che la terra

Con la sua vecchia pelle cambiasse tanto?

Ha più vulcani di ieri,

il cielo ha nuove nubi,

i fiumi scorrono in altro modo.

E quanto si costruisce!

Ho inaugurato centinaia

Di strade, di edifici,

di ponti nuovi e snelli

come navi, come violini.

Per questo quando ti saluto

E bacio la tua bocca fiorita

I nostri baci sono altri baci,

le nostre bocche altre bocche.

Salve amore e grazie per tutto

Ciò che muore e ciò che fiorisce.
Pablo Neruda

 

La sposa infedele (G. Lorca)

LA SPOSA INFEDELE

E io che me la portai al fiume

Credendo che fosse ragazza,

invece aveva marito.

Fu la notte di san Giacomo

E quasi per obbligo.

Si spensero i fanali

E s’accesero i grilli.

Alle ultime svolte

Toccai i suoi seni addormentati

E di colpo s’aprirono

Come rami di giacinti.

L’amido della sua gonnellina

Suonava alle mie orecchie

Come un pezzo di seta

Lacerato da dieci coltelli.

Senza luce d’argento sulle cime

Son cresciuti gli alberi

E un orizzonte di cani

Abbaia lontano dal fiume.

 

Passati i rovi,

i giunchi e gli spini,

sotto il cespuglio dei suoi capelli

feci una buca nella fanghiglia.

Io mi levai la cravatta.

Lei si tolse il vestito.

Io la cintura e la rivoltella,

lei i suoi quattro corpetti.

Non hanno una pelle così fine

Le tuberose e le conchiglie

Né i cristalli alla luna

Risplendono di tanta luce.

Le sue cosce mi sfuggivano

Come i pesci sorpresi,

metà piene di brace,

metà piene di freddo.

Corsi quella notte

Il migliore dei cammini

Sopra un puledra di madreperla

Senza briglie e senza staffe.

Non voglio dire, da uomo,

le cose che ella mi disse,

la luce dell’intendimento

mi fa essere molto discreto.

Sporca di baci e di sabbia

La portai via dal fiume.

Con la brezza si battevano

Le spade dei gigli.

 

Agii da quello che sono,

da vero gitano.

Le regalai un grande cestino

Di raso paglierino,

e non volli innamorarmi

perché avendo marito

mi disse che era ragazza

quando la portai al fiume.

 

Federico Garcia Lorca