Decoro del territorio e dei centri urbani salentini

Decoro del territorio e dei centri urbani salentini

Il paesaggio di terra d’Otranto e Leuca è la somma di due civiltà millenarie: quella classica delle chiese e dei palazzi dei ceti benestanti e quella contadina dei meno abbienti, con le loro case basse, senza decori né colori, ma con una decisa identità architettonica e una storia parallela da raccontare. Perché un paese la sua storia la deve raccontare per intero e per poterlo fare deve essere tutelato e tramandato in maniera completa. Lo Stato purtroppo, tramite la Sovrintendenza alle Belle Arti, finanzia restauri solo per la conservazione delle chiese e dei palazzi, ma non dei centri urbani, altrettanto storici, e che avrebbero potuto testimoniare il patrimonio culturale (non solo coreutico-musicale) della nostra civiltà contadina.

Durante tutto lo scorso millennio il paesaggio salentino ha subito occupazioni di varie razze e culture che hanno lasciato stratificate preziose impronte architettoniche: Bizantini, Normanni, Angioini, Turchi, Aragonesi e Borboni. I loro stili hanno arricchito il nostro paesaggio di testimonianze storiche in tutti i centri urbani e su tutto il territorio da poterne fare un bene culturale da tutelare. Già dalla metà dell’Ottocento partivano da Lecce direttive e regole scritte per tutti i comuni di Terra d’Otranto e Leuca. Lo storico architetto Luigi Arditi, agli inizi del 900 controllava di persona che le commissioni edilizie comunali, nel dare licenze di edificabilità, tenessero conto dei stili, dei materiali e dei colori da utilizzare.

La prima legge di tutela territoriale e paesistica, valida su tutto il territorio nazionale, risale al 1922 e reca la firma del filosofo Benedetto Croce, ministro del governo Giolitti. A quella legge, nel 1939, il ministro Giuseppe Bottai, durante il regime fascista, aggiunse la tutela delle coste con il divieto di edificare entro i 300 metri dai mari laghi e fiumi dichiarati “Bellezze naturali nazionali”, vincolate come demanio pubblico.

Approfittando della necessità urgente di nuovi insediamenti urbanistici, durante il secondo dopoguerra, quei vincoli si allentarono e insediamenti e abusi edilizi sconfinarono per la prima volta sulle coste salentine. Inizio così per il nostro paesaggio un periodo di involuzione causato anche dalla confusione di ruoli e compiti tra lo Stato e le neonate Regioni, nonostante che la Costituzione Italiana, all’articolo 9, avesse assegnato allo Stato il controllo di tutti i beni territoriali e paesistici .

Nel 1972 infatti lo Stato assegnerà alle Regioni la gestione del territorio, ma, per la prima volta separato dal paesaggio che le Regioni, togliendosi ogni responsabilità, avevano delegano ai Comuni. Lo hanno fatto spedendo a ogni singolo centro abitato copia di un “Regolamento Edilizio Comunale”, appositamente redatto e tutt’oggi ancora valido ma, purtroppo, dimenticato nei cassetti di ogni ufficio tecnico comunale. Verrà ignorato dalla stragrande maggioranza dei cittadini.

Senza più nessun controllo, neanche quello da parte del nuovo ministero denominato all’Ambiente, il territorio nazionale subirà gravi abusi e scempi di ogni tipo. La Regione Puglia il suo “Piano Territoriale” lo redigerà soltanto nel 2014, cioè con 42 anni di ritardo dalla sua costituzione e 30 anni dopo l’emanazione della legge Galasso del 1985 che glielo imponeva.

IL PAESAGGIO “FAI DA TE”

Il paesaggio urbano dei comuni del Salento, non tutelato da un “Regolamento”, verrà lasciato quindi alla libera mercè dei singoli abitanti. Tutto questo in pieno regime consumistico e con il mercato e le industrie chimiche del nord pronte ad approfittarne spedendoci, a partire dagli anni 70, una valanga di prodotti per l’edilizia e per la tinteggiatura che in soli cinquant’anni hanno riempito di muffa gli interni e gli esterni delle nostre case e hanno cancellato gran parte delle testimonianze storiche, che avevamo ereditato dalla generazione precedente alla nostra. Di conseguenza si sono spente in tutto il Salento centinaia di fornaci, che producevano calce per l’edilizia e la tinteggiatura.

Durante tutto questo nostro ultimo decennio la crisi economica ha falcidiato migliaia di posti di lavoro e molti ex operai, senza più nessuna possibilità di trovare altra occupazione, si sono riversati sull’edilizia: soprattutto imbianchini, perché e un mestiere apparentemente facile e non avendo esperienza adeguata nella scelta dei materiali e della mistura dei colori, senza nessun regolamento e indicazione da parte degli uffici tecnici comunali, hanno fatto quello che hanno potuto all’insegna di un “ Fai da te” generale, come se fosse un modello di vita. Il risultato del loro operato è ormai sotto gli occhi di tutti, specie quelli increduli dei turisti che vengono a visitare il Salento.

UN SEGNALE DALL’ “INDIVIDUO”

Molti dei Sindaci, sentendosi in prima fila tra i responsabili dell’involuzione del nostro paesaggio, fingono di ignorare il vecchio regolamento edilizio, promettono “Piani del colore” che sono costosi e richiedono tempi lunghi e immaginano risorse finanziarie che non ci sono. La loro segreta preoccupazione sta nel bisogno di mantenere buono e al completo il proprio elettorato, che gli permetterà magari quel secondo mandato che gli spetta per legge.   La facciata color limone di una qualsiasi civile abitazione in pieno centro storico proprio di fronte al suo e nostro municipio, come per incanto, passa inosservata e inosservate passano tutte le altre che spuntano come funghi nelle periferie e, ormai, anche in aperta campagna.

Guardato da una certa distanza il panorama di un centro urbano lo puoi immaginare e fotografare come un insieme di case (e di persone), non più in sintonia e in armonia tra loro ma neanche con se stesse. Da vicino invece i scarabocchi e le scritte spray, a caratteri cubitali, sparse dappertutto, sembrano messaggi di un disordine sociale e di un individualismo esasperato, portatore di una solitudine non più sopportabile.

In epoche arcaiche, l’individuo, al calare della sera, appendeva per sua usanza, fuori, sulla sua porta di casa, una lampada accesa per segnalare la sua presenza ai passanti che ne avessero avuto bisogno. Vorrei poter dire che oggi, invece di una lampada, l’individuo, già di per se disorientato, usa il fronte esterno della sua abitazione, tinteggiandola con colori accesi: giallo, arancio, rosso, per segnalare a noi, o forse a sè stesso, non tanto la sua presenza quanto invece questa sua e nostra esistenza.

Di Ezio Sanapo, originariamente pubblicato su http://www.fondazioneterradotranto.it